Degustazione Scheda Deu
 

Ci ho messo bocca e naso, entrambi lì tra cuore e coscienza. Due volte, una (dopocena) condividendolo con un competente complice di-lungo-sorso, l’altra in quello stato di grazia che è la solitudine del mio studio a mezza mattina e a digiuno. Condivisione critica e riflessione edonistica.
Temperatura del campione 20,5°C. In entrambe le occasioni ho usato un calice Le Taster Impitoyable che ha forse al difetto di strippare velocemente i distillati aromatici ma fornisce una - per me - basilare progressione di profumi a cui ho fatto il naso. Ognuno si vizia come può.
Un centimetro di acquavite, ferma per venti minuti.
Con gli occhi ho imparato a non giudicare nemmeno le donne, immaginate un distillato …
Comunque, bello il colore, ruffiano e lusingatore. Viscosità foriera di sostanza, archi fitti e densi, solenni.  
Prima dell’alcool arrivano al naso le aldeidi e i terpeni fruttati. Arancia e cedro, pera, pesca gialla, ananas ben matura. L’alcool porta sempre più su il vanigliato, il fico e il dattero secchi. Stento a riconoscere profumi varietali distinti ma a questo punto m’interessa poco. Poca spezia, poca resina, boisé trattenuto. C’è fragranza di crosta di pane (reazione di Maillard?) ma anche fieno bagnato ed erba tagliata al sole (Vinaccioli? Tostature di legno? Botti di ripasso?). Percepisco anche una vena di affumicato.
Beh… Sorprendente per persistenza (pure la mia, a tuffarci il naso più e più volte, curioso, insoddisfatto) esaltante per tessuto olfattivo, rara per suadenza. A lume di naso è Meretrice di gran classe che sa come ammaliarti e blandirti, che si dichiara per prima, lusingando senza alzare la gonna, frenando l’impudicizia e ostentando carnalità. Meglio, Cortigiana, che ostenta il lusso e si fa corteggiare.
Entra sulla lingua calda d’alcool poi subito sinuosa e morbida, quasi untuosa… Trattenuta sur-place esala dolcezza d’alcool, di frutta e di miele. In retrolfattiva si sovrappone una piacevole sensazione tattile di pungenza caratteristica dei grandi Armagnac. Palato di straordinaria personalità, tannini nettamente percettibili ma levigati. Finale con delicata nota amarognola che si diluisce nella frutta cotta, nella vaniglia e ancora nel miele. Palato pulito, mai asciutto. La corrispondenza gusto-olfattiva è assolutamente didascalica. Ricordo lungo, appagante, arrapante. Scaldando il bicchiere con poche gocce su una candela emerge netto incenso e fieno fermentato. Che vorrà dire?
Scusa, non è né Meretrice né Cortigiana. È Geisha nobile e sapiente che riesce ad esprimere sensualità e rigore, inflessibilità ed eleganza, che “controlla tutto il suo essere, in ogni gesto, parvenza, emozione; perfino la modulazione del respiro, ora leggero, lieve, ora vivo, affannoso, seppure impercettibile”.
Non so se sia grappa o acquavite d’uva (Ô-de-V) da che uve (blend), come sia stat fatta (bagnomaria) né come sia stata educata (che legni, quanti?). Ma è riuscita a confondermi più di quanto già io sia di mio. Per il mio amico e collega è molto vicina a un Armagnac.
Per me è molto vicina al paradiso. Anzi, era …

Che Dio te benedìga.

Serg!o Sergio Grasso
Antropologo alimentare e Food-writer
www.sergiograsso.com

 

 

 

 

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